Ecco la traduzione in italiano:
Una notizia che mi sembra molto interessante: Dongker ha collaborato con Inner Sight Games per creare "Dongker vs The Ratocrats", un gioco roguelite di combattimento in cui la colonna sonora è tratta dall'album "Melankolia Radikal".
Il gioco è ambientato a Ratpublic, una nazione immaginaria governata da politici topi, robot di polizia e goblin burocrati. Il protagonista è Dollar, la mascotte di Dongker, che può trasformarsi in un gigantesco robot, un "mecha", per combattere un regime corrotto e distruggere i simboli del potere. Oltre al combattimento, il gioco è anche una satira politica.
I tre membri di Dongker, Delpi, Arno e Dzikrie, sono i personaggi giocabili, ognuno con uno stile di combattimento diverso: il chitarrista si affida a artigli veloci e a uno scudo energetico, il cantante utilizza urla a onde d'urto e morsi, mentre il batterista ha colpi potenti e attacchi a spirale. I giocatori esploreranno i quartieri, le zone governative e gli edifici politici iconici di Ratpublic, affrontando unità anti-sommossa, macchine di sorveglianza e persino goblin burocrati.
La parte più interessante è la colonna sonora: i brani di "Melankolia Radikal" sono stati trasformati in tracce strumentali che accompagnano i combattimenti. L'album, composto da 11 canzoni, è stato pubblicato da Greedy Dust Records il 28 agosto 2026, e include brani come "Takbir Terdengar Kejam", "Lautan Bunga Warna Terang" e "Lagu Selepas Hujan".
Questa non è la prima collaborazione tra i due. In precedenza, è stato creato "Dongker Beats", un gioco ritmico in stile 8-bit per dispositivi mobili. "Dongker vs The Ratocrats" è ancora in fase di sviluppo per PC tramite Steam, e la data di uscita non è ancora stata annunciata. Le ultime novità saranno condivise sui profili Instagram ufficiali di Dongker e Inner Sight Games.
Fonte: Pophariini
Insegno chitarra da più di quindici anni e c'è una domanda che mi fanno di continuo: come comincio da zero? È normale sentirsi persi davanti a qualcosa di così grande. Il secondo dubbio, quasi sempre, è se sono troppo in là con gli anni per iniziare. E la mia risposta è un no secco: non è mai tardi, il momento migliore è quello in cui puoi iniziare e, soprattutto, divertirti.
La prima cosa è procurarsi una chitarra, senza complicarsi la vita: va bene una prestata, usata o nuova. Io ho iniziato con una chitarra classica mezza rotta che un cugino aveva trovato abbandonata in un cantiere. Se suoni la chitarra elettrica, un amplificatore o delle cuffie con multieffetto aiutano, ma non sono indispensabili il primo giorno.
Poi ti serve una guida: un insegnante privato, un corso online, video su YouTube o una scuola di quartiere. Ogni opzione ha i suoi pro e contro, ed è normale alternarle. L'importante è avere un percorso e non mollare. Si impara sommando piccoli traguardi: un accordo che oggi suona meglio di ieri, un cambio che inizia a venire senza pensarci.
Il mio ultimo consiglio: goditi il percorso. La cosa più importante è la musica, non la velocità. Se sei in dubbio, buttati, perché suonare uno strumento è un'esperienza di vita che non si dimentica.
Fonte: David García
3voor12 ha scelto i Fat Dog come album della settimana, e dopo aver letto la recensione di Seth de Wildt sono davvero curioso. Si tratta del secondo album della band londinese: Cancel Me (I'm Tired).
Il gruppo, composto da cinque elementi, si è formato durante il periodo del covid nella zona sud di Londra, come reazione alle band che si prendono troppo sul serio. I loro concerti sono noti per essere estremamente energici e caotici, e la band godeva già di uno status di culto prima dell'uscita di musica ufficiale. L'esordio del 2024, WOOF., viene descritto dal recensore come intransigente e intenso.
Nel nuovo album l'intensità resta, ma ci sono anche momenti più tranquilli. Il titolo unisce la stanchezza dei tour infiniti alla cultura della cancellazione: quando vieni cancellato, almeno puoi riposare un po'. La musica mescola new wave, dance, punk e indie.
La recensione mette in evidenza alcuni brani. «Smile and Wave» si apre come un punk solido e piuttosto divertente. La title track è un brano synthpop che ricorda gli anni novanta e si presta meglio a ballare. «Shit love» ricorda al recensore l'intro doppiata male di una serie americana per adolescenti. «Heart of Darkness» è un indie accessibile dalla melodia orecchiabile, con il cantante Joe Love in primo piano, e la traccia finale, «Aliens», parte in sordina e cresce sempre di più.
Il recensore definisce l'album una «razza da cassonetto che va in tutte le direzioni», diverso dai lavori precedenti ma con un umorismo riconoscibile. Sembra un disco da ascoltare a tutto volume prima di formarsi un'opinione, e la descrizione da sola mi entusiasma.
Fonte: 3voor12
Nel settore musicale è appena arrivata una sentenza per un caso di frode piuttosto insolito, e mi sembra valga la pena raccontarlo. Secondo VnExpress, Michael Smith, 54 anni, residente in Carolina del Nord negli Stati Uniti, è stato condannato a 18 mesi di carcere, due anni di libertà vigilata e a pagare oltre 8 milioni di dollari di multa per aver ingannato piattaforme di musica online per appropriarsi dei diritti d'autore.
Il procuratore Jamie McDonald, dell'ufficio del procuratore del Distretto Sud di New York, ha dichiarato che Smith ha sfruttato l'IA per commettere la frode. L'FBI lo ha arrestato nel settembre 2025, e lui si è dichiarato colpevole a marzo di quest'anno. I fatti si sono svolti tra il 2017 e il 2024 in tre fasi: la creazione di migliaia di account bot su Spotify, YouTube Music, Apple Music e Amazon Music; l'uso di quegli account per riprodurre senza sosta canzoni generate dall'IA che lui presentava come proprie; e la riscossione dei diritti basata su ascolti fasulli.
Un dato mi ha colpito: secondo Tom's Hardware, ad aprile 2023 gli account bot di Smith hanno riprodotto 80,9 milioni di volte musica IA tramite piani familiari, mentre l'intero catalogo di Taylor Swift ha raggiunto solo 9,3 milioni di riproduzioni su YouTube Music con piani familiari nello stesso periodo. Per non farsi scoprire, distribuiva gli ascolti su migliaia di brani, così nessuno mostrava numeri anomali, e a un certo punto gestiva fino a 10.000 account bot contemporaneamente.
L'articolo riporta anche un commento su X secondo cui Smith avrebbe usato l'IA per creare sia la musica sia il pubblico, guadagnando milioni di dollari con canzoni che in realtà nessuno ascoltava. Per me questa storia ricorda che artisti e industria musicale dovranno sempre più distinguere gli ascoltatori veri da quelli falsi.
Fonte: VnExpress
Afisha Daily ha scritto del nuovo album dei Shortparis, «Iliade», ma il testo dell'autrice, che in redazione si definisce la più grande fan della band, si leggeva come una lettera personale. Ecco cosa voglio riportare.
L'album è stato registrato con Nikolaj Komjagin, morto il 20 febbraio 2026. L'autrice consiglia di ascoltare il disco senza leggere il comunicato stampa né guardare la copertina. Ricorda che i video e i concerti degli Shortparis sembravano a volte anticipare eventi futuri, e collega il titolo dell'album al rinnovato interesse per Omero. Secondo lei, il testo del brano title track e la canzone «Addio» rientrano nello stesso schema. «Addio» è l'unico brano accreditato al solo Komjagin, senza la band.
Il comunicato cita Černyševskij su una «piccola canzone audace e vivace»: durante i concerti Komjagin leggeva quel passo ad alta voce per calmare il pubblico. L'album suona molto vario: riff di chitarra sporchi, canzoni eleganti in francese e un suono brillante, quasi da rock opera o musical, in cui temi tragici e spaventosi diventano epici. Compaiono anche un coro gospel e fiati.
L'autrice ricorda che nel necrologio di Komjagin pubblicato da Afisha venivano citate le sue parole: il prossimo album sarebbe stato un lavoro straordinario. Ciò che conta è che «Iliade» era un'uscita pianificata, non una raccolta postuma, e per l'autrice questa è una risposta significativa alla domanda se valga la pena cantare.
Non ho ascoltato l'album per intero, quindi non giudico il suono. Ma il modo in cui se ne parla mi spinge a inserire il disco nella mia lista d'ascolto, almeno per «Addio».
Fonte: Afisha Daily
Oggi ricorrono 20 anni dalla morte di Marek Grechuta, e Interia Muzyka ha ripercorso la sua storia. Vorrei riassumere quel testo, perché mostra l'artista da un lato meno noto.
Grechuta è morto il 9 ottobre 2006 a Cracovia, all'età di 60 anni, per insufficienza cardiaca. È sepolto nel Viale dei Benemeriti del cimitero di Rakowicki. La sua musica univa la poesia alla canzone, al jazz, al rock e agli strumenti classici. Tra le sue canzoni più celebri figurano «Dni, których nie znamy», «Niepewność», «Będziesz moją panią» e «Wiosna, ach to ty».
Si trasferì a Cracovia da Zamość per studiare architettura. Nel 1966 fondò, insieme a Jan Kanty Pawluśkiewicz, il cabaret degli studenti di architettura Anawa, che poi divenne il suo gruppo. Il loro album d'esordio del 1970, «Marek Grechuta & Anawa», includeva «Nie dokazuj», «Niepewność» e «Będziesz moją panią». Con il gruppo WIEM («W Innej Epoce Muzycznej») esplorò il jazz negli album «Droga za widnokres» e «Magia obłoków».
La maggiore attenzione è andata alla sua malattia. Grechuta soffriva di disturbo bipolare, e i periodi difficili incidevano sul suo lavoro e sulle sue esibizioni. A volte interrompeva o annullava i concerti e dimenticava i testi. Alcuni attribuivano la colpa all'alcol, ma i suoi familiari lo negavano. Nel libro di Marta Sztokfisz «Chwile, których nie znamy», Magda Umer descrive quanto fosse difficile lavorare con lui nei momenti difficili, e l'unica persona che sopportava le sue angosce era la moglie Danuta, sposata nel 1970. Kora ricorda lo stress dei tour e la sua sensibilità alle critiche.
Nel 2006, poco prima della morte, ricevette il Gran Premio per la carriera al festival di Opole. Per me questa storia cambia il modo di ascoltare le sue canzoni: sotto la calma c'era molto di più.
Fonte: Interia Muzyka
È uscito il videoclip del nuovo brano dei RADWIMPS, 「夕星-ゆうづつ-」. Secondo un articolo di BARKS, la canzone è il tema del film 『汝、星のごとく』, e il video è uscito lo stesso giorno dell'uscita del film. Il brano è disponibile in digitale dalla mezzanotte del 2 ottobre.
Il videoclip è diretto da Michihito Fujii, che è anche il regista del film. È stato girato a Imabari, nella prefettura di Ehime, ambientazione del film, nella baia dove i protagonisti Kai Aono e Akatsuki Inoue trascorrono del tempo insieme. Alterna scene della band che suona a scene del film. Le scene dell'esibizione sono state girate il giorno del festival di fuochi d'artificio Onmaku, svoltosi a Imabari nell'agosto 2026, e la band avrebbe suonato davanti a fuochi d'artificio veri.
L'opera originale è il romanzo 『汝、星のごとく』 di Yu Nagira. Il film vede protagonisti Ryusei Yokohama e Suzu Hirose, con la sceneggiatura di Naoko Adachi e la musica di Kō Omama, e racconta l'amore e il destino di due persone nell'arco di quindici anni, sulle isole del Mare Interno di Seto. Yojiro Noda ha commentato: «Si può decidere da soli la propria felicità», e ha detto che l'opera gli ha dato speranza.
Ciò che mi incuriosisce è la prima esibizione in TV. I RADWIMPS saranno ospiti di Music Station, il programma di TV Asahi, venerdì 16 ottobre dalle 21:00 alle 21:54, dove eseguiranno 「夕星-ゆうづつ-」 per la prima volta in televisione.
Sono curioso di sentire come suonerà la band sotto fuochi d'artificio veri, con una canzone così vicina al finale del film. Per ora guarderò il video e aspetterò il giorno di Music Station.
Fonte: BARKS
Circola una citazione di Thom Yorke che mi ha trovato stranamente consolante: anche le persone dietro un classico possono essere stufe di lui. Secondo NME, in una lunga conversazione con Harry Styles per Rolling Stone, Yorke ha raccontato di essere già stanco di OK Computer, l'album dei Radiohead del 1997, prima ancora che uscisse.
Il suo ragionamento è semplice. La band aveva suonato le canzoni così tante volte prima dell'uscita del disco che lui sentiva il bisogno di andare avanti. Quando il manager disse loro che avrebbero dovuto fare un tour di due anni per promuovere l'album, Yorke dice di aver implorato di non farlo. Il tour andò dal maggio 1997 all'aprile 1998, con più di cento concerti. «Due anni dopo, eravamo ancora in giro», ha detto, definendo la situazione davvero disastrosa.
Ricorda anche un concerto del novembre 1997 a Birmingham, quando uscì dal soundcheck, perse la sicurezza e si nascose su un treno: un episodio che descrive come il momento più vicino al tentativo di fuggire. NME osserva che il bassista Colin Greenwood, nel 2003, definì quel tour il periodo peggiore della band, in parte per il prezzo che fece pagare a Yorke.
C'è anche un filone più recente. I Radiohead hanno annunciato il ritorno dal vivo nel settembre 2025, i primi concerti da oltre sette anni, e hanno suonato 20 date nei palazzetti di Madrid, Bologna, Londra, Copenaghen e Berlino tra novembre e dicembre. Yorke ha raccontato a Styles che il tour della reunion ha provocato un crollo enorme della sua autostima, da cui ha impiegato mesi a riprendersi. All'inizio di quest'anno Styles gli ha consegnato un Ivor Novello Fellowship, e in quell'occasione Yorke ha presentato per la prima volta una nuova canzone, "Space Walk".
Per il contesto: OK Computer ha la certificazione di cinque dischi di platino nel Regno Unito e ha venduto più di 4,5 milioni di copie, con "Paranoid Android" e "No Surprises" tra i singoli più noti. Quello che ne traggo è che un disco può essere un capolavoro per chi lo ascolta e una fatica per chi lo ha fatto, e che entrambe le cose possono essere vere insieme.
Fonte: NME
Ho letto su Infobae una rubrica personale di Guillermo E. Pintos, scritta dopo aver saputo della morte del cantautore italo-argentino Piero. Ho trovato molto bello il modo di salutare un artista raccontando cosa ha significato la sua musica in una casa qualsiasi.
Pintos ricorda l'infanzia alla periferia di Olavarría, a metà degli anni Settanta e agli inizi degli Ottanta, quando la radio e il giradischi suonavano tutto il giorno ed erano la sua porta d'accesso alla musica nuova. Cita Ricardo Soulé e i Vox Dei, e l'album «Cuero caliente» che la famiglia portò da La Plata per il fratello. Suo padre, Víctor Pintos, conduceva la domenica un programma sportivo sulla radio locale LU 32 e, ogni Festa del papà, apriva la trasmissione con «Mi viejo» e leggeva un testo scritto per il proprio padre.
Per l'autore, quella canzone esprime l'affetto tra due uomini di poche parole che non hanno mai saputo avvicinarsi né dirsi ciò che provavano. Ricorda anche il duo formato da Piero e dal giornalista e scrittore José Tcherkaski, che scriveva i testi con sguardo sociale e personaggi quotidiani, mentre Piero metteva la musica e l'interpretazione. Da quella collaborazione nacquero «Mi viejo», «Pedro Nadie», «Juan Boliche», «Para el pueblo lo que es del pueblo» e «Un hombre común».
La rubrica racconta inoltre che Rubén Blades, mentre studiava giurisprudenza a Panama, disse che Piero era stato il primo artista a portare la ballata in un formato urbano con una storia sociale, e che anni dopo Blades compose «Pablo Pueblo». Su «Juan Boliche», Pintos osserva che il bar è l'unico luogo in cui il personaggio esiste socialmente, e che il nome proprio fuso con quello del luogo lo rende parte del paesaggio. Ricorda anche Mercedes Sosa che, nel febbraio 1982, cantò «Soy pan, soy paz, soy más» al Teatro Ópera, ancora sotto la dittatura, come gesto di guarigione collettiva.
La rubrica si chiude con «Buen viaje, tano». A me resta l'idea che una canzone breve possa custodire decenni di affetto.
Fonte: Infobae
Leggo con piacere che Claudio Baglioni torna dal vivo. In un incontro raccontato dall'ANSA, il cantautore ha spiegato che, quando si è ammalato qualche mese fa, ha temuto di non salire mai più su un palco. Descrive il ritorno come una ripartenza, e dice che il palco è il posto in cui si nasconde meglio.
A causa dello stop forzato, il GrandTour «La Vita è adesso» è slittato all'estate 2027. Prima, però, ci sarà «Che notte è questa!», sette concerti a Piazza di Siena, a Villa Borghese, a Roma: il 24, 25, 27, 28 e dal 30 al 31 ottobre, più il primo novembre.
Il luogo non è casuale. Il 24 ottobre 1982 Baglioni suonò proprio a Piazza di Siena con «Alé-oò», uno dei primi grandi concerti all'aperto in Italia, con circa 250 mila presenze. Lui lo ricorda come una svolta, tanto che pochi giorni dopo si tagliò i capelli per chiudere un'epoca. Quarantaquattro anni dopo ci torna.
L'addio è fissato per il 23 ottobre 2027 ai Fori Imperiali, al termine di un tour di circa 50 concerti in tutta Italia. Baglioni precisa che potrebbe non essere l'ultima volta dal vivo, ma sarà l'ultima di quel genere, e non vuole una serata di pura celebrazione. Ricorda anche tutti i posti in cui ha suonato a Roma, dagli stadi al Foro Italico, dall'Aula Magna della sua università al Vaticano, dal Colosseo alle carceri al Quirinale: gli unici che mancano, dice, sono i cortili. A 75 anni sogna di suonare un giorno a Centocelle, il suo vecchio quartiere.
Mi piace la sincerità di queste parole. Al Campidoglio, accolto dal sindaco Gualtieri, c'è stato perfino spazio per l'ironia: sul tornare a dirigere Sanremo, Baglioni scherza che sarebbe meglio fare il sindaco per un giorno.
Fonte: ANSA
Il gruppo sudcoreano BIGBANG è tornato a far parlare di sé nel panorama musicale con il ritorno a Taiwan dopo undici anni. Secondo un'informazione della Central News Agency, dal 9 ottobre la band tiene tre serate consecutive del concerto «XX : COSMOS» al Taipei Dome, e alla sola prima serata hanno partecipato circa 40.000 fan. L'ultima volta a Taiwan era stata nel 2015, con il concerto «MADE» al Taipei Arena.
Al momento il gruppo si esibisce in trio, con TOP, G-Dragon (GD, Kwon Ji-yong) e Daesung, ma questa volta sono saliti sul palco al completo. La superstar del mandopop Jay Chou ha inviato un cesto di fiori per congratularsi. Il primo show si è aperto con «FANTASTIC BABY», il loro brano di punta con 670 milioni di visualizzazioni su YouTube, seguito da «HANDS UP», «TONIGHT», «BLUE» e «LOSER». Durante «TONIGHT», GD ha ricreato il celebre momento in cui spacca la chitarra, e il pubblico è esploso.
Anche i tre membri si sono impegnati a entrare in contatto con i fan taiwanesi. GD ha salutato in cinese, presentandosi come «fratello drago», Daesung si è presentato in cinese e ha detto di aver sentito la mancanza dei fan, mentre TOP ha urlato il suo affetto in taiwanese. TOP ha inoltre rivelato che Taipei è la prima tappa asiatica del tour, che è arrivato la sera prima e ha mangiato noodles di manzo e torte all'ananas, lodando il calore e la passione dei fan.
Ogni membro ha avuto anche un momento da solista. Scendendo dal palco, TOP è scivolato e ha perso l'equilibrio su due gradini, ma si è subito aggrappato al corrimano e non è caduto. Poi è sceso tra il pubblico, ha preso per mano i fan e ha cantato con loro, sorprendendoli e facendoli felici.
Nonostante undici anni di assenza, penso che se 40.000 persone hanno potuto cantare insieme, il merito non sia solo delle canzoni del passato, ma anche della sincerità di questi membri, che hanno voluto parlare la lingua del proprio pubblico. Restano due serate, quindi se state pensando di andare, vale la pena informarsi.
Fonte: Central News Agency
Aspettavo da tempo il primo album di Iolanda, e «Quebranto» è uscito davvero l’8 ottobre. Tredici brani, già sulle piattaforme digitali, con singoli come «Olha P’ra Ela», «Responso» e «Noite Inteira».
Quello che mi interessa del disco è il ritorno alle radici del Portogallo centrale senza diventare un pezzo da museo. La parola «quebranto» — il malocchio, lo stato in cui si resta dopo che qualcuno te l’ha gettato — viene dal villaggio dove è cresciuta. Lei stessa racconta che l’album comincia con qualcuno che le toglie il quebranto e, dopo la preghiera, svela ciò che c’era sotto: traumi, paure, decisioni, dispiaceri.
Musicalmente, la viola braguesa attraversa quasi tutto e incontra cavaquinhos, archi, fisarmonica, sintetizzatori e programmazioni. Si apre con la voce di Avó Lena su chitarra e braguesa. Produzione di Luar, con Iolanda in coproduzione; tra gli autori compaiono nomi come Carolina Deslandes, Agir, LEFT., Milhanas, Extrazen e xtinto.
La presentazione dal vivo è fissata per il 7 dicembre al Coliseu dos Recreios, in formato 360º, con il pubblico tutto intorno. Per me è esattamente il tipo di disco portoghese che voglio ascoltare quest’autunno: bucolico, malinconico e attuale allo stesso tempo.
Fonte: Rádio Comercial