Moda vintage

Abiti per epoca, tessuti, rammendo e dove comprare.

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Come abbino i capi vintage anni '80 e '90

Adoro rovistare tra i capi vintage degli anni '80 e '90 e di recente ho trovato una guida che mi ha dato un sacco di spunti su come abbinarli senza sembrare in costume.

La combinazione che uso più spesso è il giubbotto oversize con i jeans a vita alta: spalle strutturate e linee decise, ma con una t-shirt semplice sotto per alleggerire. Per un look più sportivo, la tuta anni '90 con le sneaker bianche funziona sempre, soprattutto in colori accesi come il fucsia o il turchese.

Un altro abbinamento che non fallisce è la camicia di flanella a quadri con i pantaloni a zampa: grunge puro, perfetto per un'uscita informale. Per una versione più elegante, invece, uso un blazer colorato anni '80 con pantaloni slim e un paio di décolleté.

Il segreto è giocare con accessori vistosi — occhiali oversize, orecchini grandi, una borsa a tracolla — senza esagerare. La cosa bella del vintage è che ogni capo racconta una storia, e mescolare epoche diverse rende il look davvero tuo.

Fonte: Yup Vintage
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Psicologia do garimpo: por que a geração Z se encontra nos brechós

Garimpar em brechó sempre teve algo de caça ao tesouro, e uma reportagem recente sobre a geração Z e o second hand colocou isso em palavras. A moda circular deixou de ser alternativa e virou a primeira opção para quem procura peças que contam história.

Os números ajudam a entender: um relatório da BCG encomendado pela Vestiaire Collective, com 7.800 pessoas em 70 países em 2025, mostra o mercado de segunda mão crescendo três vezes mais rápido que a venda de produtos novos, com projeção de US$ 360 bilhões até 2030. Nos Estados Unidos, 66% do guarda-roupa da geração Z já é de segunda mão — e a bolsa é o item mais popular.

O preconceito da "roupa de morto" ficou para trás. A advogada Victória Zattoni, que cresceu entre os brechós de Foz do Iguaçu, transformou as dicas que dava às amigas em conteúdo nas redes. Fiorella Mattheis, da plataforma de revenda de bolsas de luxo A Gringa, conta que muitas clientes jovens começam no luxo diretamente pelo usado, algo que não acontecia antes. E Yasmim Estevam, que começou com uma calça mom de R$ 5 e há 11 anos mantém o brechó no Fundinho, em São Paulo, aposta na curadoria autoral: cada peça passa pelas mãos dela.

O que mais me pegou foi a parte da "psicologia": achar uma raridade no meio das araras dá aquela descarga de prazer, e, num feed que cria e enterra tendências o tempo todo, o brechó corre em outro ritmo. Marina Roale, da Consumoteca, fala do desejo por autenticidade e do "valor de conversa" — a peça vira quebra-gelo quando alguém pergunta de onde ela veio. Há também quem faça upcycling dos próprios achados e quem organize noites de troca de roupas com as amigas.

Mas vale o alerta que aparece na própria reportagem: não é porque tem um baú de blusinhas a R$ 10 que você precisa levar tudo. Garimpar é ótimo; comprar por impulso, nem tanto.

Fonte: Glamour Brasil
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Perché le Converse degli anni '70 esistono ancora: la storia della gomma vulcanizzata e del cambio di materiali

Perché nei negozi di abbigliamento vintage si trovano ancora Converse anteriori agli anni '70 in condizioni di essere indossate? minobe, su note, ha raccolto i motivi dal punto di vista dei materiali e della produzione.

Il punto di partenza è la chimica della suola. Le scarpe sportive dagli anni '80 in poi hanno adottato intersuole in poliuretano, ma questa struttura subisce idrolisi per l'umidità dell'aria e si sgretola nel giro di pochi anni o decenni. Nel Giappone umido, si dice, molte paia nuove di magazzino hanno già raggiunto la fine della loro vita. Le All Star e i modelli simili di prima degli anni '70, invece, erano realizzati con vulcanizzazione, cioè aggiungendo zolfo alla gomma e indurendola con il calore, e con tela di cotone, senza legami soggetti a idrolisi. L'articolo spiega che proprio questa stabilità chimica è il motivo principale per cui si trovano paia di oltre mezzo secolo ancora utilizzabili.

Agli inizi degli anni '70, con il basket sempre più veloce, la tela dei lati si strappava facilmente, e Converse passò alla pelle. Comparvero modelli come All Star Leather (dal 1969), One Star (1974–75) e Pro Leather (dal 1976). La pelle, però, si restringeva in modo irregolare per il calore della vulcanizzazione e la superficie di incollaggio con la suola si staccava facilmente, quindi secondo l'autore i primi modelli in pelle ebbero vita breve.

Dal 1971 al 1979 il marchio fu sotto il gruppo Eltra. La All Star, ammiraglia, e la Coach, di fascia economica, crearono una gerarchia di prezzi. Con l'aumento del costo del lavoro negli Stati Uniti, la linea economica sarebbe stata spostata in fabbriche all'estero, tra cui quelle in Corea, come si legge sempre nell'articolo. (Il testo stesso segnala che questa parte non è verificata.)

Perché queste scarpe mantengono il loro valore pur non avendo ammortizzazione e non essendo adatte a lunghe camminate su asfalto duro? L'articolo cita la durabilità fisica di oltre mezzo secolo, la produzione laboriosa e la bellezza che nasce dal tempo. Il mio sguardo sulle scarpe usate è un po' cambiato.

Fonte: note (minobe)
Moda vintage 古着と仕立て直し tradotto · JA

Marion Vintage compie 10 anni, pop-up a Shibuya

Il marchio MALION VINTAGE, che reinventa tessuti deadstock e capi vintage, festeggia 10 anni dal lancio nel 2016. Per celebrare l'anniversario, un pop-up si terrà per due giorni, venerdì 9 e sabato 10 ottobre, al “TRUNK(HOTEL) CAT STREET” di Jingumae, a Tokyo. Gli orari sono dalle 14:00 alle 20:00 il 9 e dalle 12:00 alle 18:00 il 10.

Il marchio è portato avanti da Eriko Ishida e Aki Shimizu. I pezzi più amati sono i merletti, come quelli all'uncinetto, e il denim. Per la nuova collezione hanno scelto pizzo bianco dall'archivio del marchio e lo hanno unito alla lana con la tecnica dell'agugliatura. Il pop-up propone la vendita su ordinazione delle novità, insieme a pezzi d'archivio e articoli vari, con prezzi da 17.000 a 220.000 yen.

Il concetto è “una nuova vita per qualcosa che qualcuno ha amato”. L'articolo racconta che molte persone usano il servizio di riparazione a pagamento, e mi ritrovo nell'idea di riparare ciò che è vecchio e indossarlo a lungo. Il negozio “ORT” ha aperto lo scorso anno e il marchio punta ad ampliare la linea unisex e a conquistare clienti all'estero, soprattutto in Asia.

Trovo interessante il modo in cui affrontano il vintage: non vendendo abiti usati così come sono, ma usando materiali antichi per creare abiti nuovi.

Fonte: FASHIONSNAP
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Jeans alla caviglia degli anni '90: come CBK ha definito il taglio con l'orlo corto

Secondo Vogue Germany, i jeans alla caviglia degli anni '90 tornano di moda nell'autunno 2026. Trovo particolarmente interessante questo sguardo al passato, perché torna un taglio vintage che molti conoscono dalle vecchie fotografie.

L'autrice ricorda un'epoca in cui tutto ruotava attorno alle silhouette ampie e i jeans coprivano completamente le scarpe. Ora il clima è cambiato. Accanto al jeans dritto, affermatosi come grande tendenza del denim, anche le versioni accorciate sono in primo piano. Tra le icone di stile degli anni '90 vengono citate Carolyn Bessette-Kennedy, Jennifer Aniston e Julia Roberts. CBK in particolare indossava spesso i Levi's 517, con la gamba leggermente svasata e l'orlo appena sopra la caviglia. Il testo osserva che, dall'entusiasmo per la serie «Love Story», molti sembrano dare voce alla propria CBK interiore.

Il consiglio pratico è che conta la lunghezza. Se l'orlo è troppo corto sembra di essere cresciuti; se non è abbastanza corto, si perde l'effetto caviglia. L'autrice preferisce i modelli Levi's e consiglia di conoscere le proprie misure prima di acquistare. Tra i marchi della selezione figurano COS, Nudie Jeans e Levi's.

Per chi ama curiosare nei negozi di seconda mano o nei mercatini, è una guida utile. Un vecchio paio di Levi's 517 o un taglio simile degli anni '90 potrebbe essere proprio quello giusto in questo momento. L'articolo è apparso per primo su Vogue.it ed è stato ripreso da Vogue.co.uk.

Fonte: Vogue Germany
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Jeans anni '70 per l'autunno 2026: cinque tagli con i loro modelli di riferimento

Vogue Germania sta dedicando un servizio ai jeans degli anni '70, e a me interessa soprattutto la storia della moda dietro i tagli. Negli anni '70 dominavano i modelli ampi, e nell'autunno 2026 tornano in diverse silhouette retrò: con fantasie paisley, dettagli patchwork o gambe extra larghe.

Il jeans a zampa è uno dei capi più iconici degli anni '70. Farrah Fawcett lo rese popolare come alternativa casual al bootcut, e ancora oggi si abbina bene a camicie, maglioni e stivali con tacco.

La tecnica del patchwork si diffuse soprattutto negli anni '60, su gonne e jeans, ed era ancora presente nel decennio successivo. Jane Birkin fu fotografata con un modello del genere nel 1975, e questo sottolineava il suo look elegante senza sforzo.

Certo, negli anni '70 esistevano anche i jeans dritti, anche se dominavano i tagli ampi. Il taglio dritto classico si adatta sia a un look boho, con blusa lunga e stivaletti, sia a uno stile moderno con giacca di pelle. Per un effetto anni '70 veloce, l'articolo consiglia fantasie boho, per esempio il paisley su un jeans dritto o a zampa, con camicetta bianca, giacca di pelle e stivali con platform.

Infine ci sono i jeans palazzo. Richiamano lo Studio 54, dove Bianca Jagger e Cher comparivano spesso in pantaloni palazzo di denim. La vita alta e la gamba larga li rendono glamour e, secondo passerelle e street style, stanno tornando in questo autunno, indossati con tacchi alti.

Ammetto che è un articolo di tendenza con link di acquisto. Eppure i riferimenti a veri modelli degli anni '70 sono utili quando si cerca tra i mercatini o i negozi di seconda mano e si vuole capire quali tagli potrebbero davvero risalire a quell'epoca.

Fonte: Vogue Germania
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Gherardini: dal 1885 a Firenze, le borse che vestivano gli anni '60 e '70

Su Vogue Italia ho letto la storia di Gherardini, uno dei marchi di pelletteria più antichi d'Italia, raccontata da Riccardo Braccialini, amministratore delegato di Pelletteria Fiorentina Montecristo. È una bella lezione di moda vintage perché intreccia date, modelli e materiali.

Tutto comincia nella primavera del 1885, quando Garibaldo Gherardini apre il suo primo laboratorio nel cuore di Firenze per produrre piccoli articoli in pelle. Trent'anni dopo inaugura la boutique di via della Vigna Nuova. Dal secondo dopoguerra, con la seconda generazione, nascono i primi modelli iconici: la Dodici Dodici del 1959 con la chiusura a molla e la doppia apertura, la Vittoria del 1968 con la chiusura «Chiodo» e, nel 1970, la Plattina, dalla silhouette sottile e ancora uno dei best seller più longevi.

Gli anni '60 e '70 sono quelli d'oro. Secondo Braccialini, le borse erano ovunque e le indossavano Twiggy, che era la brand icon, ma anche Sophia Loren, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. Nel 1969 la prima collezione di capi in pelle da donna sfila nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, e pochi anni dopo l'offerta si allarga al total look con abbigliamento, occhiali e foulard.

A metà degli anni '70, con la terza generazione, arrivano il monogramma e il primo Softy, un tessuto pensato per superare i limiti della pelle come peso, ingiallimento e scarsa resistenza nel tempo. Nel 1990 la famiglia fondatrice cede il marchio.

Nel 2024 il rilancio, grazie alla partnership tra Itochu Corporation e Pelfim. Il metodo è partire dagli archivi: si prende una borsa storica, la si ripropone e se ne ricavano varianti più attuali. Oggi c'è un solo negozio monomarca, a Tokyo, ma il sogno è tornare a Firenze. Per chi ama cercare borse d'epoca, sapere come si chiamavano i modelli e quando sono nati aiuta a riconoscerli.

Fonte: Vogue Italia
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Tornano i tacchi degli anni Novanta: cinque modelli e i loro riferimenti d'epoca

Vogue France dedica un articolo alle scarpe con tacco degli anni Novanta, che tornano con forza dopo una lunga assenza. Mi è piaciuto che ogni modello sia legato a un momento preciso della storia della moda, il che aiuta anche a riconoscere i pezzi d'epoca quando si frugano i negozi vintage.

Il primo esempio sono le décolleté bicolore rese popolari da Chanel. Nel 1992 la maison le immortalò nella sfilata primavera-estate, aperta da Linda Evangelista in un duo bianco e nero. Le versioni con punta triangolare sono citate come particolarmente efficaci con un tailleur o con jeans e una giacca di tweed, e le abbiamo riviste alla prima sfilata di Matthieu Blazy per Chanel.

Il secondo riferimento sono i mocassini con tacco. L'articolo ricorda i mocassini rossi Ancora di Gucci, indossati da Helena Christensen alla sfilata autunno-inverno 1995-1996, con punta squadrata, morsetto dorato e tacco spesso. Anche Miu Miu ne propone una versione bianca per un look preppy.

Seguono le mule sandali, che incarnano lo spirito del decennio: aperte o chiuse davanti, minimal, indossate da modelle come Kate Moss e Cindy Crawford. Il testo cita anche le linee geometriche di Miu Miu e le Mary Jane di Prada.

L'articolo sottolinea che non serve più cercare nei negozi vintage o di seconda mano, perché questi modelli si trovano ora sia nelle case di lusso sia in marchi più accessibili. Io lo leggo al contrario: è un buon elenco di silhouette da riconoscere quando si cercano originali degli anni Novanta. Questo ritorno del minimalismo e di un'eleganza sicura di sé è anche un'ottima occasione per guardare cosa dorme nell'armadio.

Fonte: Vogue France
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Cosa restituisce ogni decennio al guardaroba del 2026

Mi sono imbattuta in una panoramica decennio per decennio su ciò che torna quest'anno, e si legge come un promemoria utile per chi compra vintage. In breve: non si cerca più il costume completo dalla testa ai piedi. Basta un capo di un'epoca passata per ancorare un outfit moderno.

Gli anni Quaranta portano la struttura: vita segnata, cuciture a principessa, spalle definite ma non imbottite, e il tailleur con gonna in misti di lana, raso di cotone o tessuti tipo rayon. Gli anni Cinquanta sono indicati come il decennio di riferimento del 2026. Le silhouette fit-and-flare circolano dal New Look di Dior del 1947, e la variante attuale è una stampa vivace, con ciliegie, motivi tropicali o gatti, su una gonna ampia abbinata a un semplice top in maglia.

Gli anni Sessanta si vedono in chiave mod: abiti a trapezio, color blocking, colletti a contrasto, bottoni decorativi oversize, orli sopra il ginocchio con collant coprenti. Gli anni Settanta guardano al boho: pantaloni a gamba larga, camoscio, camicette stile prairie e abiti midi in senape, verde oliva, ruggine e crema. L'articolo dice che l'atmosfera è più vicina a Laurel Canyon che allo Studio 54, con una piccola vena romantico-medievale di bustier lacciati e maniche a campana.

In passerella, gli anni Ottanta sono la grande storia della primavera 2026: spalle importanti, blazer oversize e toni gioiello, con Chloé, Schiaparelli ed Elie Saab citate da Parigi. Gli anni Novanta rispondono con minimalismo, slip dress e linee pulite nei neutri. Un consiglio di styling che ho apprezzato è abbinare una canotta di seta in stile anni Novanta a un cardigan dal taglio anni Cinquanta.

Personalmente trovo più interessante il passaggio dal costume al singolo capo protagonista. È anche il modo più facile per avvicinarsi al vintage: basta trovare un buon pezzo, non un'intera epoca. Va detto che l'articolo viene dal blog di un marchio londinese di riproduzioni e retro, quindi punta naturalmente a quel marchio e a brand simili, e conviene tenerlo a mente. Resta comunque una mappa utile delle silhouette per decennio.

Fonte: Collectif London Blog
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I lettori condividono i loro migliori acquisti second hand per il Second Hand September di Oxfam

Per celebrare la campagna Second Hand September di Oxfam, che invita a non comprare vestiti nuovi per trenta giorni, il Guardian ha chiesto ai lettori i loro acquisti dell'usato preferiti e le storie che ci sono dietro. Mi è piaciuta la varietà delle risposte, da un cappello da 2 sterline a un abito firmato.

Nisha Daniel, da Calcutta, ha comprato su eBay nel 2022 una gonna plissé in seta jacquard di Prada, rosa e rossa, per 28 sterline. È arrivata stropicciata come un fazzoletto di carta, e per ritrovare le pieghe ci sono volute circa tre ore e tanti passaggi di ferro. Deb Grant, conduttrice di BBC Radio 6, ha trovato a Melbourne, in un negozio chiamato Shag, un abito blu degli anni sessanta per 50 dollari, e lo ha indossato ai Brit Awards.

Alicia, di Adelaide, ha pagato 5 dollari nel 1996 un abito degli anni settanta in un negozio dell'usato di Orange, nel New South Wales. Qualche mese dopo lo ha portato nella borsa il giorno del suo matrimonio. Oggi è ancora in ottime condizioni e i pallini rosa, visti da lontano, sembrano un'illusione ottica. La madre di Rachel ha trovato un collier in un negozio dell'usato nell'Australia occidentale per 5 dollari, lo ha portato a un gioielliere per la pulizia e ha scoperto che era in argento sterling del designer italiano OP Orlandini. Il gioielliere era così colpito che non le ha fatto pagare nulla.

Jane, di Lewes, ha esitato davanti a un cartellino da 50 sterline su un abito arancione acceso, finché non ha scoperto che era di Altuzarra e che, nuovo, sarebbe valso almeno 2.000 sterline. C'è poi il berretto di lana da 2 sterline che Graham Berridge ha comprato in un negozio della British Heart Foundation per il figlio, appassionato di festival.

Ciò che ricavo da questa raccolta è che la caccia al vintage premia la pazienza e uno sguardo attento alle etichette, ai tessuti e allo stato dei capi. Le storie ricordano anche che i pezzi di decenni passati possono restare indossabili per molti anni.

Fonte: The Guardian
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Perché la moda del passato torna?

Ho letto un breve articolo di Tuniscope, pubblicato a giugno 2026, che pone una domanda che chiunque ami i vestiti vintage riconoscerà: perché la moda di ieri torna in primo piano? L'idea centrale è che la moda non scompare davvero. Ritorna dopo anni in una forma nuova o modificata, ed è ciò che l'articolo chiama il ciclo della moda.

Il testo parte dalla nostalgia. Le generazioni più giovani traggono spesso ispirazione dagli abiti degli anni Novanta e Duemila attraverso foto, film e celebrità che hanno indossato di nuovo quei capi. Poi entrano in gioco i social media: quando influencer e personaggi famosi rimettono addosso modelli classici, uno stile del passato può diventare una tendenza mondiale in poco tempo.

Anche i designer hanno la loro parte. Molti recuperano vecchi pezzi aggiornandone colori, tagli o tessuti per adattarli al gusto attuale. L'articolo aggiunge un aspetto economico: chi compra cerca capi che si possano riutilizzare e abbinare in modi diversi, quindi le tendenze del passato diventano una scelta pratica e meno costosa delle creazioni nuove.

La conclusione è che il ritorno della moda nasce dall'intreccio di cultura, media, economia e memoria collettiva, e che ciò che oggi sembra vecchio domani può essere l'ultimo grido. L'articolo è generico e non cita stilisti né cifre, ma mi è piaciuto il legame che fa tra nostalgia ed economia. È esattamente quello che si vede nei mercati dell'usato di qui.

Fonte: Tuniscope
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Party Girl: come Parker Posey è diventata un'icona di moda degli anni '90

Vogue Francia torna su Party Girl (1995), il film che ha trasformato Parker Posey nella “regina del cinema indipendente” degli anni Novanta e che continua a ispirare a più di trent'anni dall'uscita. Per chi ama il vintage è una lettura davvero piacevole.

Il film segue Mary, una festaiola della scena underground dei club newyorkesi, che deve lavorare in una biblioteca pubblica per restituire la cauzione dopo una festa a casa sua. Ed è proprio lì che scopre che feste e libri non sono incompatibili.

Sul fronte dello stile, l'articolo si concentra su come si veste Mary: si presenta in biblioteca con un minicappotto di pelliccia leopardata, collant rossi e occhiali da sole, mescolando vintage e pezzi trovati nei negozi di seconda mano, e indossa tre magliette una sopra l'altra. Per il 25° anniversario del film, la stessa Parker Posey ha parlato di quelle giovani newyorkesi che si reinventano attraverso i vestiti, per esempio con pantaloni da marinaio anni Settanta, tacchi e una bella camicia.

Vogue ricorda inoltre che il film era in anticipo sui tempi, anche sul piano estetico: è stato il primo lungometraggio a essere proiettato in anteprima su internet. Mary è diventata un'icona per tutte quelle che si vestono per andare in biblioteca come se stessero per uscire la sera.

Personalmente, ciò che mi porto a casa è che il look del film dipende meno dai capi costosi che dal coraggio di abbinarli. È una bella lezione per chi fruga nei negozi di seconda mano.

Fonte: Vogue Francia