Gherardini: dal 1885 a Firenze, le borse che vestivano gli anni '60 e '70
Su Vogue Italia ho letto la storia di Gherardini, uno dei marchi di pelletteria più antichi d'Italia, raccontata da Riccardo Braccialini, amministratore delegato di Pelletteria Fiorentina Montecristo. È una bella lezione di moda vintage perché intreccia date, modelli e materiali.
Tutto comincia nella primavera del 1885, quando Garibaldo Gherardini apre il suo primo laboratorio nel cuore di Firenze per produrre piccoli articoli in pelle. Trent'anni dopo inaugura la boutique di via della Vigna Nuova. Dal secondo dopoguerra, con la seconda generazione, nascono i primi modelli iconici: la Dodici Dodici del 1959 con la chiusura a molla e la doppia apertura, la Vittoria del 1968 con la chiusura «Chiodo» e, nel 1970, la Plattina, dalla silhouette sottile e ancora uno dei best seller più longevi.
Gli anni '60 e '70 sono quelli d'oro. Secondo Braccialini, le borse erano ovunque e le indossavano Twiggy, che era la brand icon, ma anche Sophia Loren, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. Nel 1969 la prima collezione di capi in pelle da donna sfila nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, e pochi anni dopo l'offerta si allarga al total look con abbigliamento, occhiali e foulard.
A metà degli anni '70, con la terza generazione, arrivano il monogramma e il primo Softy, un tessuto pensato per superare i limiti della pelle come peso, ingiallimento e scarsa resistenza nel tempo. Nel 1990 la famiglia fondatrice cede il marchio.
Nel 2024 il rilancio, grazie alla partnership tra Itochu Corporation e Pelfim. Il metodo è partire dagli archivi: si prende una borsa storica, la si ripropone e se ne ricavano varianti più attuali. Oggi c'è un solo negozio monomarca, a Tokyo, ma il sogno è tornare a Firenze. Per chi ama cercare borse d'epoca, sapere come si chiamavano i modelli e quando sono nati aiuta a riconoscerli.
Fonte: Vogue Italia
Tutto comincia nella primavera del 1885, quando Garibaldo Gherardini apre il suo primo laboratorio nel cuore di Firenze per produrre piccoli articoli in pelle. Trent'anni dopo inaugura la boutique di via della Vigna Nuova. Dal secondo dopoguerra, con la seconda generazione, nascono i primi modelli iconici: la Dodici Dodici del 1959 con la chiusura a molla e la doppia apertura, la Vittoria del 1968 con la chiusura «Chiodo» e, nel 1970, la Plattina, dalla silhouette sottile e ancora uno dei best seller più longevi.
Gli anni '60 e '70 sono quelli d'oro. Secondo Braccialini, le borse erano ovunque e le indossavano Twiggy, che era la brand icon, ma anche Sophia Loren, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. Nel 1969 la prima collezione di capi in pelle da donna sfila nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, e pochi anni dopo l'offerta si allarga al total look con abbigliamento, occhiali e foulard.
A metà degli anni '70, con la terza generazione, arrivano il monogramma e il primo Softy, un tessuto pensato per superare i limiti della pelle come peso, ingiallimento e scarsa resistenza nel tempo. Nel 1990 la famiglia fondatrice cede il marchio.
Nel 2024 il rilancio, grazie alla partnership tra Itochu Corporation e Pelfim. Il metodo è partire dagli archivi: si prende una borsa storica, la si ripropone e se ne ricavano varianti più attuali. Oggi c'è un solo negozio monomarca, a Tokyo, ma il sogno è tornare a Firenze. Per chi ama cercare borse d'epoca, sapere come si chiamavano i modelli e quando sono nati aiuta a riconoscerli.
Fonte: Vogue Italia
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