Arte del tè e Via del tè: la differenza va ben oltre una parola
Bevo tè da tantissimi anni e ho sempre usato «arte del tè» e «Via del tè» come sinonimi, finché di recente ho letto un articolo sulla differenza tra le due e finalmente ho capito davvero. A quanto pare, quel solo carattere di differenza separa la forma dallo spirito, e dà vita a due modi completamente diversi di vivere il tè.
L'articolo lo spiega molto chiaramente: l'arte del tè pone l'accento sull'«arte», cioè una tecnica visibile e che si può imparare. Dal riscaldare tazze e ciotole al versare l'acqua dall'alto, dai «tre elementi» del gaiwan all'assaporare il tè e coglierne l'aroma, ogni passaggio si può padroneggiare con un allenamento sistematico, e lo scopo è il piacere estetico. La Via del tè, invece, pone l'accento sulla «Via»: è una filosofia che usa il tè per coltivare lo spirito, fondata su «armonia, rispetto, purezza e tranquillità» e sull'idea che «Zen e tè hanno un unico sapore», e mira a un'elevazione spirituale. In breve, l'arte del tè è una tecnica del piano concreto, la Via del tè è un principio del piano metafisico.
L'articolo cita una frase della studiosa di cultura del tè Wang Ling, tratta da «La cultura cinese del tè», che mi ha colpito particolarmente: l'arte del tè è la forma esteriore della cultura del tè, la Via del tè ne è lo spirito e l'essenza. Lei usa anche un paragone: un'arte del tè senza Via è come un corpo senza anima, una Via del tè senza arte è un castello in aria. A pensarci bene, è proprio così. La cerimonia del tè giapponese, pur dando enorme importanza al rituale, ha come nucleo le quattro parole «armonia, rispetto, purezza e tranquillità»; e dietro i ventuno passaggi del gongfu cha di Chaoshan si nasconde lo spirito di uguaglianza di «Guan Gong ispeziona la città» e «Han Xin passa in rassegna le truppe».
Col tempo l'ho capito anch'io: l'arte del tè è come la barca, la Via del tè è come il mare; senza il mare la barca non ha direzione, senza la barca il mare è difficile da attraversare. Chi vuole dare più bellezza alla propria vita può cominciare dall'arte del tè: esercitarsi con il gaiwan, imparare a controllare la temperatura dell'acqua, allestire una tavola da tè. Chi cerca una risonanza spirituale può leggere il principio di «condotta raffinata e virtù sobria» nel «Classico del tè» di Lu Yu, oppure, in un momento di quiete, assaporare lentamente una tazza di tè.
In fondo, il livello più alto del bere il tè è usare l'arte per veicolare la Via, coltivando entrambe insieme. La prossima volta che preparate il tè, chiedetevi anche voi: questa tazza di oggi è arte, è Via, o è la risonanza tra arte e Via?
Fonte: Baijiahao
L'articolo lo spiega molto chiaramente: l'arte del tè pone l'accento sull'«arte», cioè una tecnica visibile e che si può imparare. Dal riscaldare tazze e ciotole al versare l'acqua dall'alto, dai «tre elementi» del gaiwan all'assaporare il tè e coglierne l'aroma, ogni passaggio si può padroneggiare con un allenamento sistematico, e lo scopo è il piacere estetico. La Via del tè, invece, pone l'accento sulla «Via»: è una filosofia che usa il tè per coltivare lo spirito, fondata su «armonia, rispetto, purezza e tranquillità» e sull'idea che «Zen e tè hanno un unico sapore», e mira a un'elevazione spirituale. In breve, l'arte del tè è una tecnica del piano concreto, la Via del tè è un principio del piano metafisico.
L'articolo cita una frase della studiosa di cultura del tè Wang Ling, tratta da «La cultura cinese del tè», che mi ha colpito particolarmente: l'arte del tè è la forma esteriore della cultura del tè, la Via del tè ne è lo spirito e l'essenza. Lei usa anche un paragone: un'arte del tè senza Via è come un corpo senza anima, una Via del tè senza arte è un castello in aria. A pensarci bene, è proprio così. La cerimonia del tè giapponese, pur dando enorme importanza al rituale, ha come nucleo le quattro parole «armonia, rispetto, purezza e tranquillità»; e dietro i ventuno passaggi del gongfu cha di Chaoshan si nasconde lo spirito di uguaglianza di «Guan Gong ispeziona la città» e «Han Xin passa in rassegna le truppe».
Col tempo l'ho capito anch'io: l'arte del tè è come la barca, la Via del tè è come il mare; senza il mare la barca non ha direzione, senza la barca il mare è difficile da attraversare. Chi vuole dare più bellezza alla propria vita può cominciare dall'arte del tè: esercitarsi con il gaiwan, imparare a controllare la temperatura dell'acqua, allestire una tavola da tè. Chi cerca una risonanza spirituale può leggere il principio di «condotta raffinata e virtù sobria» nel «Classico del tè» di Lu Yu, oppure, in un momento di quiete, assaporare lentamente una tazza di tè.
In fondo, il livello più alto del bere il tè è usare l'arte per veicolare la Via, coltivando entrambe insieme. La prossima volta che preparate il tè, chiedetevi anche voi: questa tazza di oggi è arte, è Via, o è la risonanza tra arte e Via?
Fonte: Baijiahao
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