Cartier Ceinture: l'orologio vintage dalla geometria singolare
Tra gli orologi di forma di Cartier, la Ceinture resta una delle più discrete. La cassa ottagonale, ricavata da un quadrato con gli angoli smussati, e la lunetta a gradini evocano la fibbia di una cintura, da qui il nome. Disegnata originariamente nel 1927, tornò sotto i riflettori negli anni Settanta con la Louis Cartier Collection, lanciata nel 1973, che reinterpretava dodici forme storiche della maison.
Non esiste un'unica Ceinture, ed è questo il punto da conoscere prima di acquistare. La referenza 78100 è la versione piccola, di circa 25 x 25 mm; la 78099 misura 27 x 27 mm; la 78208 riprende quella misura in versione oro bicolore; la 17001, soprannominata «Jumbo» dai collezionisti, raggiunge circa 31 x 31 mm con un movimento automatico (calibro 2670). Le prime versioni della collezione 1973 sono a carica manuale, con il calibro 78-1, mentre negli anni Ottanta comparvero declinazioni al quarzo.
Un dettaglio costruttivo mi ha colpito: la corona non ha il tipico cabochon di zaffiro blu, ma una forma piatta e ottagonale integrata nella tacca della lunetta, un dispositivo chiamato all'epoca «remontoir imperdable». Il risultato è molto puro, anche se la carica manuale richiede un po' di delicatezza.
Tra gli appassionati di Cartier vintage, il quadrante fa spesso la differenza. Alcuni esemplari riportano la scritta «Paris» sotto il chemin de fer invece di «Swiss», firma delle prime serie o della boutique di rue de la Paix, e oggi sono molto ricercati. L'articolo ricorda però che questa sola parola non giustifica un sovrapprezzo: contano allo stesso modo lo stato della cassa (non troppo lucidata), la freschezza del quadrante smaltato, la fibbia déployante d'oro originale e la coerenza dei componenti.
Meno celebrata della Tank o della Santos, la Ceinture conserva un'aura di esclusività, ed è questo a renderla affascinante. Un buon promemoria: con il vintage si acquista un riferimento preciso, non semplicemente un nome.
Fonte: Montres de Luxe
Non esiste un'unica Ceinture, ed è questo il punto da conoscere prima di acquistare. La referenza 78100 è la versione piccola, di circa 25 x 25 mm; la 78099 misura 27 x 27 mm; la 78208 riprende quella misura in versione oro bicolore; la 17001, soprannominata «Jumbo» dai collezionisti, raggiunge circa 31 x 31 mm con un movimento automatico (calibro 2670). Le prime versioni della collezione 1973 sono a carica manuale, con il calibro 78-1, mentre negli anni Ottanta comparvero declinazioni al quarzo.
Un dettaglio costruttivo mi ha colpito: la corona non ha il tipico cabochon di zaffiro blu, ma una forma piatta e ottagonale integrata nella tacca della lunetta, un dispositivo chiamato all'epoca «remontoir imperdable». Il risultato è molto puro, anche se la carica manuale richiede un po' di delicatezza.
Tra gli appassionati di Cartier vintage, il quadrante fa spesso la differenza. Alcuni esemplari riportano la scritta «Paris» sotto il chemin de fer invece di «Swiss», firma delle prime serie o della boutique di rue de la Paix, e oggi sono molto ricercati. L'articolo ricorda però che questa sola parola non giustifica un sovrapprezzo: contano allo stesso modo lo stato della cassa (non troppo lucidata), la freschezza del quadrante smaltato, la fibbia déployante d'oro originale e la coerenza dei componenti.
Meno celebrata della Tank o della Santos, la Ceinture conserva un'aura di esclusività, ed è questo a renderla affascinante. Un buon promemoria: con il vintage si acquista un riferimento preciso, non semplicemente un nome.
Fonte: Montres de Luxe
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