Worldbuilding

La casa da tè Bōyū Sakan: worldbuilding di un luogo che esiste solo nei sogni

Ho letto un post di worldbuilding sul Bōyū Sakan, pubblicato su note. È stato scritto come ambientazione per lavori creativi, e l’atmosfera silenziosa e gentile mi ha colpito molto.

Il Bōyū Sakan non esiste nel mondo reale. Vi si arriva solo in sogno, da chi si addormenta portando con sé una profonda tristezza, un rimpianto o una grande solitudine. Si può visitarlo una sola volta nella vita. Il tempo trascorso nella casa da tè alleggerisce a poco a poco il peso del cuore, e al risveglio quei momenti diventano sfocati. C’è un’eccezione: chi non sente il cuore alleggerirsi può tornarci a ogni sonno. Il post non spiega il motivo, e mi è piaciuto che lasci aperto questo spazio vuoto.

L’edificio è avvolto nel silenzio della notte, e ogni ospite viene condotto in una «dependance» individuale. A fare da guida sono i petali di ciliegio. La dependance è lo spazio in cui l’ospite trascorre del tempo, uno a uno, con un custode dei sogni: c’è un angolo per il tè o il caffè, una camera da letto e un bagno, e l’arredamento cambia in base al cuore dell’ospite, quindi non esistono due stanze uguali. Il post riporta esempi come un tavolo rotondo, un letto, una casa da bagni, una veranda e un giardino con ciliegi notturni.

I custodi dei sogni sono esseri non umani: volpi, oni, serpenti. Non insistono per farsi raccontare nulla e non cercano di risolvere i problemi; restano semplicemente vicini. Possono provare qualcosa di speciale per un ospite che torna spesso, e l’impostazione permette di raccontare una relazione che nasce come «ospite» e «custode» e si fa più stretta col tempo.

Ciò che mi resta è che l’ambientazione tiene poche regole e lascia molto spazio per aggiungere i propri elementi. Sembra un buon punto di riferimento per scegliere lo scenario di una storia.

Fonte: note

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