L'Équipe dedica cinque pagine al fingerboard
Vedere il fingerboard sulle pagine del magazine L'Équipe è il tipo di notizia che fa piacere a chi segue da un po' questa piccola scena. Il numero 2287, datato dal 5 all'11 agosto 2026, dedica cinque pagine (dalla 48 alla 52) al tema, con il titolo «Juste deux doigts» («Solo due dita»).
Il servizio è stato girato alla fine di aprile 2026 durante il Finger Skate Contest di Soorts-Hossegor, nelle Landes. Il testo è di Nicolas Herbelot, le foto sono di Christophe Berlet e la foto di copertina è di Sébastien Leban.
Nell'articolo compaiono diverse figure note della scena: Renaud, detto Rusty Peio, uno dei tre gestori dell'account Finger Board France; Hector, studente di Bordeaux che produce tre o quattro tavole a settimana per il suo marchio Die Trying; Lugh, 14 anni, arrivato con un parco costruito con le sue mani; e Bruno Gradel, che presentava dei mini-parchi Sk8art, ognuno dei quali richiede tra 40 e 60 ore di lavoro.
La rivista dà spazio anche a Damien Bernadet, presentato come il pioniere francese della disciplina, con 30 anni di pratica e il marchio Close Up dal 2007. La frase che il magazine mette in evidenza mi ha colpito: «Le fingerboard, c'est le piano des board cultures» («Il fingerboard è il pianoforte delle culture delle tavole»).
Personalmente apprezzo che la carta mostri allo stesso modo gli artigiani, i ragazzi e chi costruisce i parchi: è esattamente ciò che rende questa comunità così ricca. I marchi citati (Close Up, Die Trying, Otter) sono tutti presenti nella guida ai marchi francesi di fingerboard su fingerboard.fr.
Fonte: fingerboard.fr
Il servizio è stato girato alla fine di aprile 2026 durante il Finger Skate Contest di Soorts-Hossegor, nelle Landes. Il testo è di Nicolas Herbelot, le foto sono di Christophe Berlet e la foto di copertina è di Sébastien Leban.
Nell'articolo compaiono diverse figure note della scena: Renaud, detto Rusty Peio, uno dei tre gestori dell'account Finger Board France; Hector, studente di Bordeaux che produce tre o quattro tavole a settimana per il suo marchio Die Trying; Lugh, 14 anni, arrivato con un parco costruito con le sue mani; e Bruno Gradel, che presentava dei mini-parchi Sk8art, ognuno dei quali richiede tra 40 e 60 ore di lavoro.
La rivista dà spazio anche a Damien Bernadet, presentato come il pioniere francese della disciplina, con 30 anni di pratica e il marchio Close Up dal 2007. La frase che il magazine mette in evidenza mi ha colpito: «Le fingerboard, c'est le piano des board cultures» («Il fingerboard è il pianoforte delle culture delle tavole»).
Personalmente apprezzo che la carta mostri allo stesso modo gli artigiani, i ragazzi e chi costruisce i parchi: è esattamente ciò che rende questa comunità così ricca. I marchi citati (Close Up, Die Trying, Otter) sono tutti presenti nella guida ai marchi francesi di fingerboard su fingerboard.fr.
Fonte: fingerboard.fr
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