ArtCraft e il suo esercito di LLM: sette alternative ad Adobe create con il vibe coding
Xataka racconta una storia che mescola programmazione, IA e parecchie polemiche. Fino a pochi giorni fa ArtCraft era una piattaforma per generare immagini e video con l'IA. Brandon Thomas, membro del team, ha annunciato di aver creato con il vibe coding sostituti open source di sette applicazioni Adobe, scritti in Rust: PhotoCraft (Photoshop), VectorCraft (Illustrator), FilmCraft (Premiere Pro), LightCraft (Lightroom), PdfCraft (Acrobat), EffectCraft (After Effects) e DesignCraft (InDesign).
Sono distribuiti per Windows, macOS e Linux, e si possono usare anche da ArtCraft. L'articolo sottolinea che Adobe non ha mai offerto strumenti creativi professionali per Linux, quindi questo vuoto non è irrilevante.
Un collega dell'autore ha provato PhotoCraft per qualche giorno: le funzioni di base funzionano, non c'è traccia degli strumenti di IA di Photoshop e l'applicazione occupa pochissimo spazio. Per ora, però, non sostituisce l'originale. Gli stessi creatori riconoscono che si trova in una fase alpha molto iniziale: mancano una ventina di strumenti di IA e generativi, profondità nella tipografia e nei flussi di lavoro professionali, e compatibilità con i plug-in.
Secondo i creatori l'approccio è clean-room: si basano su specifiche pubbliche e sul comportamento osservabile dei programmi, senza codice o risorse proprietarie. PhotoCraft può aprire file PSD perché Adobe ha pubblicato quelle specifiche. In rete circola il sospetto, senza prove, che i programmi Adobe siano stati decompilati.
Xataka ricorda anche i problemi del vibe coding: il codice generato dall'IA può essere difficile da correggere e contenere cose che un programmatore umano non scriverebbe mai, il che è meno grave per le app personali che per i grandi progetti. Mi sembra un buon avvertimento. Come alternative gratuite, l'autore cita Affinity, GIMP e DaVinci Resolve. Vi fidereste di un'app generata in questo modo?
Fonte: Xataka
Sono distribuiti per Windows, macOS e Linux, e si possono usare anche da ArtCraft. L'articolo sottolinea che Adobe non ha mai offerto strumenti creativi professionali per Linux, quindi questo vuoto non è irrilevante.
Un collega dell'autore ha provato PhotoCraft per qualche giorno: le funzioni di base funzionano, non c'è traccia degli strumenti di IA di Photoshop e l'applicazione occupa pochissimo spazio. Per ora, però, non sostituisce l'originale. Gli stessi creatori riconoscono che si trova in una fase alpha molto iniziale: mancano una ventina di strumenti di IA e generativi, profondità nella tipografia e nei flussi di lavoro professionali, e compatibilità con i plug-in.
Secondo i creatori l'approccio è clean-room: si basano su specifiche pubbliche e sul comportamento osservabile dei programmi, senza codice o risorse proprietarie. PhotoCraft può aprire file PSD perché Adobe ha pubblicato quelle specifiche. In rete circola il sospetto, senza prove, che i programmi Adobe siano stati decompilati.
Xataka ricorda anche i problemi del vibe coding: il codice generato dall'IA può essere difficile da correggere e contenere cose che un programmatore umano non scriverebbe mai, il che è meno grave per le app personali che per i grandi progetti. Mi sembra un buon avvertimento. Come alternative gratuite, l'autore cita Affinity, GIMP e DaVinci Resolve. Vi fidereste di un'app generata in questo modo?
Fonte: Xataka
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